Dimensioni: qui altrove • micro macro • realtà fantasia…

… pubblico privato • pregiudizio diversità • solitudine amicizia • sonno veglia • superstizione scienza • gioventù invecchiamento. Gincana fra coppie di opposti con soste più o meno prolungate sui rispettivi versanti. Contrapposizioni da sfatare o ribadire, possibili stadi intermedi. Obiettivo: affilare i coltelli o smussare gli angoli? smussare gli angoli affilandoci i coltelli? affilare gli angoli smussandoci i coltelli? Mah.

Bologna Jazz Festival 2015. The Special Guest

La sera del 24 ottobre, in coincidenza con il concerto di apertura del Bologna Jazz Festival 2015, affidato a Ron Carter, mentre uscivo di casa, un grillo è entrato in cucina. Abito a piano terra e intorno c’è una folta vegetazione. Quando sono rientrata, ero ancora immersa nella musica e non ho pensato di cercarlo. Ecco dov’era finito la mattina dopo. Ho sempre una macchina fotografica a portata di mano, ma non sempre un mazzo di rose.

The Bologna Jazz Festival Special Guest (copyright cristina zanetti)

The Bologna Jazz Festival Special Guest (copyright cristina zanetti)

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Joana Vasconcelos: Giardino dell’Eden

La Biennale di Venezia. 56. Esposizione Internazionale d’Arte
Padiglione Swatch – Giardini
https://www.youtube.com/watch?v=z_3DCmHayLA

Giardino dell'Eden. Joana Vasconcelos (copyright cristina zanetti)

Giardino dell’Eden. Joana Vasconcelos (copyright cristina zanetti)

Installazione spettacolare dell’artista portoghese Joana Vasconcelos.
Buio totale. A terra un labirinto fluorescente che obbliga ad avanzare-retrocedere con reverente meraviglia ai primordi del mondo. Fiori brillano d’illuminazione sotterranea, canto di grilli e ronzio d’insetti musicano il Giardino dell’Eden. Era così la Terra prima della comparsa dell’umanità? Non si vorrebbe uscire, l’incanto è struggente, il richiamo irresistibile, risuona profondo nel nostro corpo biologico.
La lezione di Joana: tornare alla bellezza, salvare il Pianeta.

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I libri. Wormhole di carta

Il libro è un mito. Se è di carta è anche un passaggio spaziotemporale, una galleria gravitazionale, ovvero una scorciatoia da un punto all’altro dell’universo. E mentre l’wormhole di Einstein-Rose è un’ipotesi fisica ancora da dimostrare, un libro è un wormhole reale. I libri permettono infiniti salti dimensionali. Basta aprirli e farsi inghiottire in un punto o nell’altro dello spaziotempo. Funziona con i libri di carta.
I file ebook non ce la fanno, mancano di massa e di energia.
Rilegato o in brossura, tascabile o di grande formato, con la copertina ruvida o liscia,
in quadricromia o in bianco e nero come i libri militanti di una volta, con un peso e uno spessore, da maneggiare, perfino da annusare se è antico, io lo amo, il libro di carta.
È considerata una posizione antidiluviana, nostalgica, ma pensiamo ad esempio al mondo (e al fiorente mercato) del libro d’antiquariato. C’è gente disposta a tutto pur di accaparrarsi un’edizione speciale, a tiratura limitata, esaurita o pressoché introvabile. Ma non c’è bisogno di risalire alle tavole illustrate della Diderot D’Alembert, ora si collezionano Topolini, Diabolik, Linus, anch’essi hanno contribuito, piacevolmente, ad alimentare l’immaginario collettivo.
Non fatevi fuorviare dagli ebook dei miei romanzi che si vedono in alto a destra. Li ho dovuti realizzare per restare al passo. Sono un’irriducibile sostenitrice dell’impaginazione classica, (altro…)

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Senza fili. Il ragno morto/Wireless. The dead spider

Wireless. The dead spider (copyright cristina zanetti)

Wireless. The dead spider (copyright cristina zanetti)

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Oggi vado a suonare in cantina e torno bambina

L’ultimo concerto dal vivo l’ho fatto parecchi anni fa con una formazione di musiciste che si chiamava No Violet Band, composta da me (chitarra, voce, composizione dei brani), una bassista e una sassofonista di cui non scrivo i nomi perché ci siamo perse di vista e chissà quali ricordi conservano di quella esperienza (registrazione del concerto qui a destra, Gallerie del Sottosuolo, icona Live Concert).
La vita prende direzioni imprevedibili e nel suo corso ne ho imboccate parecchie anch’io. Adesso è nella scrittura che proseguo con allarmante ostinazione e ho appena concluso la stesura del terzo romanzo. Ma oggi vado a suonare in cantina!
Chi avrebbe mai detto che sarebbe successo durante il Festival di Sanremo (non che rappresenti per noi un punto di riferimento, è solo buffo). E chi avrebbe mai potuto immaginare di incontrare dopo tanti anni quel bambino che, nella cantina del quartiere dove vivevamo da piccoli, prendeva le bacchette in mano per la prima volta e si metteva alla batteria e io dall’altra parte, alla chitarra, sulla quale sapevo fare solo i tre accordi maggiori di Mi, La, Re. Ci si ricavavano tre o quattro canzoni!
Ci ritroviamo con Flavio da grandi, non avendo mai più saputo nulla l’uno dell’altra e se la musica avesse continuato ad accompagnarci nella vita. La risposta era sì. Cominceremo a provare con il pezzo più bello che ho scritto. Si intitola Stromboli e ve lo ripropongo qui sotto in una vecchia registrazione dal vivo. Oggi vado a suonare in cantina e sono sicura che ci esco cretina.

Stromboli

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Latitanza giustificata e… generazioni

Rieccomi dopo un periodo di latitanza. Sto lavorando al secondo romanzo e credo di essere sulla dirittura d’arrivo. Non era il caso di lasciarsi sfuggire questo stato di grazia. In compenso ho scattato una delle mie fotografie più belle, che pubblico col permesso della mia cara amica, la quale ha approvato il titolo con qualche difficoltà: “Nonna e nipote”.
La parola “nonna” le suona dolce e implacabile. In compenso è una formidabile trekkista e mi dà del filo da torcere.

Nonna e nipote

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