Archivi tag: femminismo

I Can’t Believe I Still Have To Protest This Fucking Shit

21.01.2017 Le donne marciano in tutto il mondo.  A Washington in 500mila.
Respect my existence or expect my resistance/Respeta mi existencia o espera resistencia
Il discorso di Gloria Steinem https://youtu.be/EWqeljCZTPw
e quello di Angela Davis

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Diamante nero. Ma il titolo originale è Bande des filles

Anche il titolo inglese “Girlhood”, adolescenza femminile, indebolisce alquanto il titolo originale, mentre Diamante Nero, escogitato dalla distribuzione italiana, è una vera furbata. Scopo: sviare il pubblico dall’unico e plateale (per restare in metafora cinematografica) significato del film, che prima di approdare nelle sale italiane ha già fatto il giro del mondo e non è certo sfuggito agli LGBTQ Film Festival. Per chi non conoscesse la sigla, essa indica quella variopinta accozzaglia che raduna lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer, e che può essere allungata e/o allargata – tanto è elastica – con altre iniziali qualora nuove forme di vita volessero manifestarsi e accodarsi. Con il diamante, ci riportano nell’atmosfera della gioielleria, o della bigiotteria, se è falso. Del monile di lusso.
“Banda di ragazze” suona male. Sa di piccole teppiste. Sa di ragazzotte strafottenti. (altro…)

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“Odissea di femminismo e amori”. Scritture a cerchi concentrici

“Odissea di femminismo e amori” è il titolo che Silvia Neonato, giornalista e presidente uscente della Società Italiana delle Letterate (SIL), ha voluto dare alla sua recensione di “Odissea. Cronache d’incoscienza e di vita estrema”, il mio secondo romanzo.
La cosa fantastica di quando si scrive una storia vera per farla conoscere a chi non la sa è
che dopo, con un po’ di fortuna, sperando, disperando, attendendo, questa storia viene inscritta/trascritta/riscritta in una storia collettiva più ampia grazie ad altre scritture
che l’adottano e continuano a trasmetterla e a conservarla. Non c’è risultato più bello. Come dice Elena Ferrante “Per scrivere bisogna desiderare che qualcosa ti sopravviva”.
Se questo qualcosa è l’esperienza umana e militante di una donna straordinaria come Marina Genovese e di un gruppo di donne durante un ventennio, allora sono riuscita nell’intento.  Ecco due esempi illustri di scrittura a cerchi concentrici. Il primo link è
alla recensione di Silvia Neonato, attivissima colonna portante della SIL, il secondo è
alla recensione di Giovanna Romualdi, giornalista nella redazione de “il foglio del paese delle donne” per vent’anni e tuttora de “il paese delle donne on line”.
Grazie Silvia. Grazie Giovanna. Anche da parte di Marina e della sfamiglia.

http://www.societadelleletterate.it/2015/01/odissea-di-femminismo-e-amori
http://www.womenews.net/%E2%80%9Codissea%E2%80%9D-il-nuovo-romanzo-di-cristina-zanetti/

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Narrare e rappresentare una storia: femminismo e femministe in Italia negli anni Settanta. Immagini, racconti, storie

Bologna, sabato 22 novembre 2014 ore 10-18
Centro delle Donne  Biblioteca Italiana delle Donne Via del Piombo 5

Sono passati più di dieci anni da quando in seminari o riviste ci interrogavamo sulle ragioni dell’assenza di una storia del femminismo recente, sul nodo del rapporto tra storia e memoria, sulle difficoltà di dare forma nel linguaggio storiografico a un’esperienza così intensa. Da allora molto è cambiato: sono stati scritti saggi, memorie, romanzi, prodotti film e documentari. Sullo sfondo di questo nuovo paesaggio abbiamo voluto organizzare una giornata di riflessione per uno scambio sul tanto lavoro fatto e per creare uno spazio di confronto tra i diversi modi di narrare e rappresentare questa vicenda: dalla storiografia, alla memoria, al cinema, alla letteratura. Annamaria Tagliavini Elda Guerra

Programma (altro…)

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La mamma ha fatto i wuber! Terra ferma al Giurassico

Vi racconto la scena o ve la ricordate? In pochi secondi, esemplificati secoli di aberrazione patriarcale. Complimenti al Salumificio Fratelli Beretta (Lecco-Bergamo) per avere approvato i contenuti dello spot. E congratulazioni per la sintesi all’Agenzia pubblicitaria Noesis Comunicazione (Milano). Loro sanno come gira il mondo.
Alcune osservazioni in ordine sparso.
– I wurstel non sono il prodotto più consigliato per la sana alimentazione dei bambini. Ma comprendiamo che la mamma, dopo una giornata di lavoro fuori casa, non abbia voglia di mettersi a cucinare, dato che è chiaro che nessuno lo farà al posto suo. Sono tutti stravaccati in salotto in attesa del melodioso richiamo “è pronto!”.
– Il papà dà il buon esempio e con entusiasmo vandalico guida i figli in una corsa ad ostacoli domestica, tanto c’è chi pulirà e tutto per incanto tornerà lustro come prima.
– Si intuisce che la mamma, dopo cena, andrà a rimettere a posto la living room divelta dalla sua atletica famigliola. Sarà felice di farlo, i figli crescono sani e robusti (nonostante i wurstel) e suo marito si mantiene in splendida forma.
– La voce cavernicola del papà ottenuta col rallenty audiovideo mentre i barbari si avventano in cucina è azzeccatissima. Per l’uomo scimmia.

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One Billion Rising. Perché non ballo. Carolyn Gage

L’espressione “violenza contro le donne” nasconde gli agenti
La “voce passiva” di Julia Penelope

La posizione critica di Carolyn Gage nel testo originale http://carolyngage.weebly.com/2/post/2013/02/movement-vs-dance-moves.html e qui in una versione francese.

Je reçois quotidiennement des invitations à participer à l’événement One Billion Rising dans ma localité, et j’entends aussi des gens en parler partout dans le monde. On annonce des activités de danse éclair (flashmobs) partout dans le monde en faveur de l’élimination de la violence contre les femmes. Où pourrait-il y avoir un problème?
J’essaie d’imaginer des foules d’Amérindiens exécutant un dynamique numéro de danse pour protester contre les horreurs du génocide, les pensionnats pour autochtones, les violations de traités qui se poursuivent. J’essaie d’imaginer des Afro-Américain-es se livrant à des chorégraphies enlevantes pour sensibiliser les gens au fait qu’un Noir sur neuf sera incarcéré au cours de sa vie. Je songe au potentiel de flashmobs de Pakistanais-es dansant sur Youtube pour protester contre les meurtres par drones.
Et vous savez quoi? Je n’arrive pas à l’imaginer. Cela ne se ferait pas. Parce qu’une danse enjouée, non rituelle, pour attirer l’attention sur une oppression ne peut qu’envoyer un message contradictoire. Si la guerre menée par drones est si horrible, comment des gens pourraient-ils s’amuser à ce point en sautillant devant des caméras avec des mouvements sexy? Si l’héritage des pensionnats indiens a été si dévastateur, pourquoi tous ces danseurs et toutes ces danseuses s’amuseraient-ils à ce point? Vous voyez où je veux en venir?
Le medium devient réellement le message. Une danse éclair pour sensibiliser les gens au cancer du sein pourrait fonctionner. Une danse éclair pour rallier des bénévoles à l’occasion d’une catastrophe nationale aussi. Mais ce ne sont pas des situations qui impliquent des actes de guerre, de terrorisme. Ce ne sont pas des situations qui – osé-je le dire ? – impliquent un ennemi. (altro…)

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