FLASH. Il mio raccontino di Natale

A parte il fatto che era geneticamente ostile a quella pagliacciata, non capiva come fosse finita lì dentro. Non aveva messo in atto tutte le strategie perfezionate nel corso di una lunga e orgogliosa carriera di trasgressiva? Imboccare viuzze laterali, proseguire per parallele poco frequentate, svoltare in vicoli semideserti, sostare in angoli fuori mano per consultare la cartina, rinunciare alla mèta, se necessario, violando perfino le norme di buonsenso che una donna deve osservare per la propria incolumità personale. Fanculo, carogne. All’inferno voi e quel groviglio di amebe che strisciava davanti alle vetrine. Il male extra large, diffuso dai media fra informazione e istigazione a delinquere – certo, vista la rarità di trasmissioni sulla parte sana e generosa dell’umanità – e il male small, tipo veleno a rilascio lento praticato dalla gente comune, non erano entità immateriali. Erano organismi parassiti innestati nel corpo di individui predisposti. Ergo, c’era poco da festeggiare nel mondo schifoso in cui vivevano. Nascevi nel posto sbagliato ed era la fine. O l’inizio del calvario. Indifferenza e spreco. Ingiustizia e violenza a 360 gradi. L’Apocalisse era arrivata e nessuno ci faceva caso. Oltre a Save the Children, Green Peace, Emergency e alle poche migliaia di sballati che, in una lotta impari su tutti i fronti, salvavano la Terra ogni secondo dalla distruzione totale, bisognava istituire dei corpi speciali per eliminare metà della razza. Ma cosa andava blaterando? I pensieri le scendevano in gola, parlava da sola. Più della metà! Porca miseria, si era distratta, addobbi in vista, gira di qui, deficiente! Ce l’aveva fatta per un pelo.
Aveva superato indenne un percorso minato, con Amy Winehouse sparata in cuffia per coprire gli odiosi scampanellii di Jingle Bells e altre vomitevoli melodie che riecheggiavano dagli altoparlanti. Se avesse potuto li avrebbe fatti saltare per aria con una raffica di mitra. Ora però non sapeva perché si trovasse all’interno di un negozio.
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Lo specchio raddoppiatore di Virginia Woolf > Non una di meno

Nel 1928 Virginia Woolf teneva due conferenze diventate il manifesto del femminismo mondiale col titolo Una stanza tutta per sé. Non c’è bisogno di commentare per l’ennesima volta queste parole. Bisogna rileggerle e ricordarsele ogni giorno.

“Per secoli le donne sono state gli specchi magici e deliziosi in cui si rifletteva la figura dell’uomo, raddoppiata. Senza questa facoltà, la terra probabilmente sarebbe ancora palude e giungla. Tutte le glorie delle nostre guerre non sarebbero esistite. Saremmo ancora a incidere la sagoma del cervo su qualche osso rotto, a barattare selci in cambio
di pelli di pecora o di altri semplici ornamenti gradevoli al nostro gusto non sofisticato.
I superuomini e i figli del destino non sarebbero mai esistiti. Lo Zar e il Kaiser non avrebbero mai portato le loro corone, e neppure le avrebbero perdute. Qualunque sia
il loro uso nelle società civilizzate, questi specchi sono indispensabili a ogni azione violenta ed eroica. Perciò Napoleone e Mussolini insistono così enfaticamente sull’inferiorità delle donne, perché se queste non fossero inferiori, non servirebbero più a raddoppiare gli uomini.  Questo spiega in parte il bisogno delle donne che sentono gli uomini. E spiega anche perché essi non tollerano la critica di una donna: questa non può dire se il libro
è brutto, il dipinto debole eccetera, senza suscitare assai più dolore e assai più rabbia di quanto ne potrebbe suscitare un altro uomo con la stessa critica. Giacché se la donna comincia a dire la verità, la figura nello specchio rimpicciolisce; l’uomo diventa meno adatto alla vita. Come potrebbe continuare a giudicare, a civilizzare gli indigeni, a legiferare, a scrivere libri, a indossare il tight e a pronunciare discorsi nei banchetti, se non fosse più in grado di vedersi riflesso, a colazione e a pranzo, almeno due volte più grande di quanto realmente sia? (…)
La visione dello specchio è per loro immensamente importante, perché carica la loro vitalità; stimola il loro sistema nervoso. Se gliela togliete, l’uomo può morire, come il cocainomane privato della droga”.

Così, per non morire, gli uomini ammazzano le donne che girano lo specchio
dall’altra parte (ho scritto tempo fa). Mi correggo, lo fanno anche se glielo tieni davanti alla faccia perché si spaventano di quello che vedono.
cristina zanetti

 

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Oggi il mondo è peggiore, se possibile

trump

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“La Lista di Flo”. If you are neutral in situations of injustice you have chosen the side of the oppressor

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Flo, un’ex insegnante di Lettere dall’energia inesuaribile, sente crescere l’indignazione per la dilagante indifferenza umana e si chiede: il mondo è sempre stato così o è peggiorato? Quello che vede ogni giorno attorno a sé è allarmante, non c’è limite all’escalation delle cattive azioni, piccole e grandi. È d’accordo con Einstein: quando si tratta della verità e della giustizia non c’è distinzione fra i grandi problemi e i piccoli perché i principi che regolano l’agire sono indivisibili. Lei comincerà dai piccoli, poi si vedrà. Obiettivo: fare dell’umanità un posto migliore. Subito, senza perdere altro tempo. Non che prima se ne stesse lì a guardare, ma ora può dedicarsi anima e corpo alla bonifica del genere disumano. Nonostante l’urgenza, questa volta non può agire d’impulso, deve incanalare la rabbia. Osserva, annota, analizza e… progetta. La rieducazione, per essere efficace e duratura, deve essere servita fredda. E deve essere personalizzata, studiata caso per caso: chi non raccoglie gli escrementi del cane, chi non rispetta il turno in fila, chi guida come un pazzo mettendo a repentaglio la vita degli altri, chi usa gli spazi verdi come discariche personali, chi bulleggia, chi maltratta, chi molesta, l’elenco aumenta di giorno in giorno. La ricetta di Flo: ragione, fantasia e sprezzo del pericolo. Il piano di rieducazione collettiva richiede infatti una buona dose di coraggio, rivelandosi fin da subito un’avventura non priva di rischi.
Dapprima solitaria somministratrice di lezioni esemplari, è presto affiancata da una squadra fedele e affiatata. C’è Vanda l’astronoma musicista, la postina Ornella che parla in dialetto – sfondo della riabilitazione generale è la bellissima Bologna – la rock band delle Still Alive, Felice il teologo, Altero lo chef, Sebastiano il fotografo e una ditta male assortita di traslocatori. Ci sono anche Giulio Cesare e Cleopatra che non potendo fornire un aiuto concreto in quanto appartenenti a un’altra specie, seguono gli eventi in diretta telepatica e a modo loro sono onnipresenti.
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W. Women in Italian Design

Cara Zaha Hadid, al Women in Italian Design hanno esposto la tua lampada Genesy, che ti conferma “regina delle curve”. Non che ce ne fosse bisogno. Ho visto anche il Messner Mountain Museum a Plan De Corones. Grazie. Le tue forme fluide “costellano” il pianeta.

La nona edizione del Triennale Design Museum affronta il design italiano alla luce del genere, tracciando una nuova storia del design italiano creato da donne, ricostruendo figure, teorie, attitudini progettuali che sono state seminate nel Novecento e che si sono affermate ed evolute nel XXI secolo. L’idea che il genere non sia più solo un dato biologico ma una costruzione culturale, apre importanti prospettive. Per affrontare in modo oggettivo le questioni del gender legate al design, scrive chiaramente la curatrice della mostra Silvana Annichiarico, è necessario affrontare prima di tutto la grande rimozione operata dal Novecento nei confronti del genere femminile. Tutta la modernità novecentesca ha messo ai margini la progettualità delle donne, pressoché ignorata da storici e teorici del design. Ma il XXI secolo è caratterizzato sempre di più da una forza rinnovata di tale progettualità.
Si legge in un tabellone (bellissimi tutti, lucidi e chiari – mai si erano letti testi così gender oriented nei templi dell’arte) alla fine del percorso: “I numeri dicono che lo scenario è in piena mutazione e che la presenza delle donne nelle scuole di design, nelle facoltà di architettura e negli studi dove il design diventa professione di massa è ormai preponderante. Nello stesso tempo le neuroscienze ci dicono che uomini e donne reagiscono in modo diverso alla percezione di immagini e oggetti. Due ricerche effettuate rispettivamente dal Centro per lo Studio della Moda e della Produzione culturale dell’Università Cattolica di Milano (numeri e statistiche) e dal Centro di Ricerche di Neuroscienze dell’Università IULM (percezione estetica) offrono qualche ulteriore spunto per uscire dal TDM con meno certezze e qualche domanda in più, cui cercare di dare una risposta”. Ciononostante qualche fesso su internet conclude la propria raffazzonata recensione con la domanda: e se si scoprisse che la creatività è gender free? Ti piacerebbe. Tu sei la prova vivente del contrario.

 

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La Famiglia voluta da Dio in scena al Circo Massimo

Top location per “La Famiglia voluta da Dio”. Il circo più famoso del mondo, dedicato fin dall’antichità a giochi e gare, ospita, secondo la migliore tradizione circense, lo spettacolo annuale della compagnia (in)stabile. Il massimo del circo!

Il Rasoio di Occam (William of Ockham XIV), principio metodologico alla base del pensiero scientifico moderno, afferma l’inutilità di formulare più ipotesi di quelle strettamente necessarie per spiegare un fenomeno. In breve: non c’è motivo di complicare le cose. Nella dimostrazione va ricercata la semplicità.
Una declinazione più recente, il Rasoio di Hanlon, dice: « Non attribuire mai a malafede  quel che si può ragionevolmente spiegare con la stupidità».
Come non ricordare a questo punto The Basic Laws of Human Stupidity di Carlo M. Cipolla, Le leggi fondamentali della stupidità umana (Il Mulino 1988) e in particolare la terza: «Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno». E la quinta: «La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista». Mi scuso per la semplicità delle citazioni. Potremmo nobilitare la riflessione ricordando la banalità del male di Hannah Arendt, ma la Compagnia Instabile non merita ulteriori riflessioni.
Facciamo invece un ragionamento scientifico. Le dimensioni dell’universo risultano incomprensibili alla stessa astrofica. Se Dio ne fosse l’artefice, sarebbe lecito pensare
che abbia voluto moltissime cose tutte insieme. Prendiamo per esempio la biodiversità.

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