W. Women in Italian Design

Cara Zaha Hadid, al Women in Italian Design hanno esposto la tua lampada Genesy, che ti conferma “regina delle curve”. Non che ce ne fosse bisogno. Ho visto anche il Messner Mountain Museum a Plan De Corones. Grazie. Le tue forme fluide “costellano” il pianeta.

La nona edizione del Triennale Design Museum affronta il design italiano alla luce del genere, tracciando una nuova storia del design italiano creato da donne, ricostruendo figure, teorie, attitudini progettuali che sono state seminate nel Novecento e che si sono affermate ed evolute nel XXI secolo. L’idea che il genere non sia più solo un dato biologico ma una costruzione culturale, apre importanti prospettive. Per affrontare in modo oggettivo le questioni del gender legate al design, scrive chiaramente la curatrice della mostra Silvana Annichiarico, è necessario affrontare prima di tutto la grande rimozione operata dal Novecento nei confronti del genere femminile. Tutta la modernità novecentesca ha messo ai margini la progettualità delle donne, pressoché ignorata da storici e teorici del design. Ma il XXI secolo è caratterizzato sempre di più da una forza rinnovata di tale progettualità.
Si legge in un tabellone (bellissimi tutti, lucidi e chiari – mai si erano letti testi così gender oriented nei templi dell’arte) alla fine del percorso: “I numeri dicono che lo scenario è in piena mutazione e che la presenza delle donne nelle scuole di design, nelle facoltà di architettura e negli studi dove il design diventa professione di massa è ormai preponderante. Nello stesso tempo le neuroscienze ci dicono che uomini e donne reagiscono in modo diverso alla percezione di immagini e oggetti. Due ricerche effettuate rispettivamente dal Centro per lo Studio della Moda e della Produzione culturale dell’Università Cattolica di Milano (numeri e statistiche) e dal Centro di Ricerche di Neuroscienze dell’Università IULM (percezione estetica) offrono qualche ulteriore spunto per uscire dal TDM con meno certezze e qualche domanda in più, cui cercare di dare una risposta”. Ciononostante qualche fesso su internet conclude la propria raffazzonata recensione con la domanda: e se si scoprisse che la creatività è gender free? Ti piacerebbe. Tu sei la prova vivente del contrario.

 

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La Famiglia voluta da Dio in scena al Circo Massimo

Top location per “La Famiglia voluta da Dio”. Il circo più famoso del mondo, dedicato fin dall’antichità a giochi e gare, ospita, secondo la migliore tradizione circense, lo spettacolo annuale della compagnia (in)stabile. Il massimo del circo!

Il Rasoio di Occam (William of Ockham XIV), principio metodologico alla base del pensiero scientifico moderno, afferma l’inutilità di formulare più ipotesi di quelle strettamente necessarie per spiegare un fenomeno. In breve: non c’è motivo di complicare le cose. Nella dimostrazione va ricercata la semplicità.
Una declinazione più recente, il Rasoio di Hanlon, dice: « Non attribuire mai a malafede  quel che si può ragionevolmente spiegare con la stupidità».
Come non ricordare a questo punto The Basic Laws of Human Stupidity di Carlo M. Cipolla, Le leggi fondamentali della stupidità umana (Il Mulino 1988) e in particolare la terza: «Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno». E la quinta: «La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista». Mi scuso per la semplicità delle citazioni. Potremmo nobilitare la riflessione ricordando la banalità del male di Hannah Arendt, ma la Compagnia Instabile non merita ulteriori riflessioni.
Facciamo invece un ragionamento scientifico. Le dimensioni dell’universo risultano incomprensibili alla stessa astrofica. Se Dio ne fosse l’artefice, sarebbe lecito pensare
che abbia voluto moltissime cose tutte insieme. Prendiamo per esempio la biodiversità.

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Artista totale. David Bowie Is

Grazie David, per la musica intramontabile
e per avere infranto confini di “ogni genere”

Estratti dalla recensione del documentario David Bowie Is di Hamish Hamilton, 95′, Gran Bretagna 2014, Raffaella Giancristofaro per My Movie.
23 marzo 2013. Apre al Victoria & Albert Museum di Londra David Bowie Is Happening, la più grande mostra mai realizzata sull’artista britannico, composta da materiali provenienti dal suo archivio personale: oltre 300 oggetti tra costumi, foto, testi autografi, bozzetti, artwork, distribuiti lungo circa 50 anni di carriera. Una mostra che non può che essere multidisciplinare, tra moda, musica, cinema, teatro, grafica. Il successo dell’esposizione è tale da spingere gli ideatori a filmare l’esperienza, a vantaggio di chi non potrà visitarla.
Sono i due co-curatori, Victoria Broackes e Geoffrey Marsh, e la loro assistente Kathryn Johnson, a introdurci nella galassia Bowie, in una formula che sta tra il documentario e la ripresa live di un evento, con tanto di competenti guest star, a ribadire il ruolo cruciale di Bowie come musicista, icona di stile, sperimentatore di linguaggi interdisciplinari, alfiere della liberazione sessuale e incarnazione vivente di identità multiple.
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Io & lei. Niente paura! Siamo uguali

Alle autorevoli recensioni che circolano in questi giorni a proposito del film di Maria Sole Tognazzi, desidero aggiungere un’osservazione centrale. Le due conviventi, se si esclude la cerchia parentale e lavorativa, sembrano vivere isolate dal mondo, fatta eccezione per una serata al cinema in compagnia di due amiche.  Anche in Italia, da anni, esistono gruppi, associazioni, movimenti che hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica il tema delle diversità e dei diritti civili, tanto per volare basso. Esistono poi altre posizioni più radicali. Senza particolari stravolgimenti, il film avrebbe potuto accennare al quadro sociale, mostrando per esempio uno stralcio di telegiornale sugli accesi dibattiti in corso. Pochi secondi per raccontare cosa si muove là fuori. Per la coppia e per il pubblico che assiste al film, infatti, il divano e la tv fungono da simboli ricorrenti di condivisibile e rassicurante quotidianità.
“Va bene sdoganare un tema così decisivo per il pubblico più ampio possibile, ma la commedia vince e appassiona quando forza la mano. Vive la différence insomma”, scrive Fabio Ferzetti sul Messaggero. Qui sotto riporto la sua breve, efficace recensione, che sottoscrivo in pieno.
A parte questo, Buy credibilissima nell’interpretare se stessa e Ferilli pure.
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Bologna Jazz Festival 2015. The Special Guest

La sera del 24 ottobre, in coincidenza con il concerto d’apertura del Bologna Jazz Festival 2015, affidato alla strepitosa formazione “Foursight” del contrabbassista e compositore Ron Carter, mentre uscivo di casa, un grillo è entrato in casa “saltando a piè pari” in cucina. Abitiamo a pian terreno e intorno c’è molto verde. Quando sono rientrata, avvolta dalla musica  che mi frullava ancora intorno, mi sono a mala pena chiesta dove fosse andato a cacciarsi. Ecco dove l’ho trovato la mattina dopo.

The Bologna Jazz Festival Special Guest (copyright cristina zanetti)

The Bologna Jazz Festival Special Guest (copyright cristina zanetti)

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Joana Vasconcelos: Giardino dell’Eden

La Biennale di Venezia. 56. Esposizione Internazionale d’Arte
Padiglione Swatch – Giardini
https://www.youtube.com/watch?v=z_3DCmHayLA

Giardino dell'Eden. Joana Vasconcelos (copyright cristina zanetti)

Giardino dell’Eden. Joana Vasconcelos (copyright cristina zanetti)

Installazione spettacolare dell’artista portoghese Joana Vasconcelos.
Buio totale. A terra un labirinto fluorescente che obbliga ad avanzare-retrocedere con reverente meraviglia ai primordi del mondo. Fiori brillano d’illuminazione sotterranea, canto di grilli e ronzio d’insetti musicano il Giardino dell’Eden. Era così la Terra prima della comparsa dell’umanità? Non si vorrebbe uscire, l’incanto è struggente, il richiamo irresistibile, risuona profondo nel nostro corpo biologico.
La lezione di Joana: tornare alla bellezza, salvare il Pianeta.

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