Firma la petizione! Casa Internazionale delle Donne di Roma

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La Casa Internazionale delle Donne di Roma contro ogni ipotesi di sfratto
La Casa Internazionale delle Donne, patrimonio della città di Roma e risorsa per tutte le donne, è oggi a rischio di sfratto da parte del Comune. Da oltre trent’anni questo luogo, unico in Europa, rappresenta un punto di riferimento delle donne italiane e straniere e del femminismo internazionale. La Casa è da tutti apprezzata e riconosciuta per la sua capacità di autogestione e per avere mantenuto in ottimo stato un bene pubblico frequentato annualmente da oltre 30.000 persone, di essere luogo di offerta di servizi sociali e culturali, di svolgere azioni di accrescimento delle capacità delle donne. Tutto questo è il frutto del lavoro volontario e dell’impegno quotidiano e gratuito di centinaia di donne e di decine di associazioni. Per decenni questo luogo è stato salvato, conservato, restaurato, reso vivo e frequentato, sottratto al degrado cui sono andati incontro tanti beni pubblici della nostra città. Anche la Casa corre ora, oggi, il pericolo di chiusura cui sono andate incontro tante associazioni e realtà sociali di Roma.
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Amazon. Pareri discordi di lettrici e lettori anonimi

Dopo due romanzi drammatici, “Stop Movie. L’ingrato compito di vivere al passato”
e “Odissea. Cronache di incoscienza e di vita estrema”, che narrano fatti drammaticamente reali e risultano impegnativi benché alleggeriti da vis comica, mi sono concessa una pausa scrivendo un divertissement, un gioco, una favola surreale, una commedia paradossale intitolata “La Lista di Flo”, che alcuni lettori hanno definito: “Un sorriso per non arrendersi”, “Favola trasgressiva per chi sogna un mondo diverso”, “Leggero pensante”, “Sembra facile ma non lo è”. Le recensioni si possono leggere su Amazon. Fermo restando che chiunque può esprimere il proprio parere liberamente, sia firmandosi con nome e cognome sia restando nell’anonimato, il 29 ottobre 2017 ne arriva una che, per antitesi, me ne ricorda un’altra del 5 novembre 2016. Quella recente mi rimprovera (e mi punisce) di essere stata frivola e vacua, di avere scritto una banalità indegna del mio profilo. Eccola.

“E vissero tutti felici e contenti” – recensione anonima – 29 ottobre 2017
Quanta ottimistica banalità! Mi aspettavo di meglio data la storia dell’autrice, il suo impegno e il suo blog. Volevo comprare i suoi primi romanzi ma non lo farò.

Quella lontana, al contrario, dichiarandosi apertamente misogina e omofobica, ravvisa nel testo pericolosi stili di vita e personaggi fuori dall’eteronormatività. Eccola.

Senza titolo – recensione anonima – 5 novembre 2016
Una storia assurda dove una donna diventa giustiziere delle meschinità umane e un commissario di polizia (donna) partecipa a un’azione punitiva ideata dalla giustiziera.
Mescolanza di rapporti e unioni tra donne e donne, uomini e uomini…

Poi c’è questa recensione del 2 novembre 2016 che dice:

Quasi quasi la imito!
Un libro veramente simpatico, ben scritto, che consiglio anche a mio figlio (15 anni) per quelle frasettine in latino… A leggerlo viene proprio voglia di imitarla!

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Il vecchio artigiano e il giovane gondoliere. Spot RAI per la Mostra del Cinema di Venezia. Un autogol

Lo spot RAI per la Mostra del Cinema di Venezia 2017 è stato ideato dalla Direzione Creativa Rai e realizzato insieme al CPTV di Torino. È il primo girato in HDR, a conferma dell’impegno del servizio pubblico per l’innovazione tecnologica. Il promo prende il via all’interno di uno squero, il tipico cantiere per le imbarcazioni della laguna, dove un anziano artigiano affida una misteriosa scatola rossa a un giovane gondoliere. Inizia così un viaggio onirico che porterà il giovane a navigare nei canali di Venezia, dove l’acqua è un cielo stellato. Al termine del viaggio la misteriosa scatola rossa si apre e svela il suo magico contenuto. Fin qui la scheda tecnica.
Onirico sì, suggestivo, pure, tecnologico, certo. Ma la creatività e l’innovazione si fermano lì. Il dono trasmesso “di padre in figlio” segue l’antico rituale. È vero, non bisogna sempre stare col fucile spianato, sulla difensiva, soprattutto davanti a un prodotto poetico. Bisogna sforzarsi di comprendere la metafora, di apprezzare la sintesi, di immaginare che siamo tutt* compresi nel vecchio e nel ragazzo, in quel gesto di trasmissione, in quello stupore estatico. Così veneziano, così radicato nella tradizione, e nell’autocelebrazione. Che palle. E volendo esagerare, che vergogna. Se c’era una donna all’interno della Direzione Creativa RAI doveva essere in pausa sigaretta quando hanno approvato il concept. Se invece era presente deve avergliela data su. Una straodinaria occasione, persa, per popolare le acque della laguna di sciami di storie, senza arrivare al realismo documentaristico di Fuocoammare che in un promo sarebbe ingombrante. Ma un team creativo dovrebbe superare le narrazioni obsolete e non inclusive e, aggiungo, per chi non l’avesse percepito, misogine ed etnocentriche. Lo spot non rende giustizia alla 74^ edizione della Mostra del Cinema di Venezia, impresa colossale che come tutti i Festival Internazionali celebra il cinema mondiale e con esso la varietà dei racconti e degli sguardi. E non rende giustizia neppure all’importante presenza di RAI Cinema al Festival, con 6 film coprodotti in concorso e 20 nelle altre sezioni, nonché alla notevole copertura mediatica delle Reti RAI, a partire da RAI Movie e RAI Storia. L’obiettivo, non solo cinematografico, è la trasformazione radicale dell’immaginario collettivo, e  precede l’utilizzo dei droni per le riprese, del 3D, della motion capture e della tecnologia 4K HDR. Le donne, non tutte ma tante, possono dare un contributo decisivo in questa direzione.

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I Can’t Believe I Still Have To Protest This Fucking Shit

21.01.2017 Le donne marciano in tutto il mondo.  A Washington in 500mila.
Respect my existence or expect my resistance/Respeta mi existencia o espera resistencia
Il discorso di Gloria Steinem https://youtu.be/EWqeljCZTPw
e quello di Angela Davis

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FLASH. Il mio raccontino di Natale

A parte il fatto che era geneticamente ostile a quella pagliacciata, non capiva come fosse finita lì dentro. Non aveva messo in atto tutte le strategie perfezionate nel corso di una lunga e orgogliosa carriera di trasgressiva? Imboccare viuzze laterali, proseguire per parallele poco frequentate, svoltare in vicoli semideserti, sostare in angoli fuori mano per consultare la cartina, rinunciare alla mèta, se necessario, violando perfino le norme di buonsenso che una donna deve osservare per la propria incolumità personale. Fanculo, carogne. All’inferno voi e quel groviglio di amebe che strisciava davanti alle vetrine.
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Lo specchio raddoppiatore di Virginia Woolf

Nel 1928 Virginia Woolf teneva due conferenze diventate il manifesto del femminismo mondiale col titolo Una stanza tutta per sé. Non c’è bisogno di commentare per l’ennesima volta queste parole. Bisogna rileggerle e ricordarsele ogni giorno.

“Per secoli le donne sono state gli specchi magici e deliziosi in cui si rifletteva la figura dell’uomo, raddoppiata. Senza questa facoltà, la terra probabilmente sarebbe ancora palude e giungla. Tutte le glorie delle nostre guerre non sarebbero esistite. Saremmo ancora a incidere la sagoma del cervo su qualche osso rotto, a barattare selci in cambio
di pelli di pecora o di altri semplici ornamenti gradevoli al nostro gusto non sofisticato.
I superuomini e i figli del destino non sarebbero mai esistiti. Lo Zar e il Kaiser non avrebbero mai portato le loro corone, e neppure le avrebbero perdute. Qualunque sia
il loro uso nelle società civilizzate, questi specchi sono indispensabili a ogni azione violenta ed eroica. Perciò Napoleone e Mussolini insistono così enfaticamente sull’inferiorità delle donne, perché se queste non fossero inferiori, non servirebbero più a raddoppiare gli uomini.  Questo spiega in parte il bisogno delle donne che sentono gli uomini. E spiega anche perché essi non tollerano la critica di una donna: questa non può dire se il libro
è brutto, il dipinto debole eccetera, senza suscitare assai più dolore e assai più rabbia di quanto ne potrebbe suscitare un altro uomo con la stessa critica. Giacché se la donna comincia a dire la verità, la figura nello specchio rimpicciolisce; l’uomo diventa meno adatto alla vita. Come potrebbe continuare a giudicare, a civilizzare gli indigeni, a legiferare, a scrivere libri, a indossare il tight e a pronunciare discorsi nei banchetti, se non fosse più in grado di vedersi riflesso, a colazione e a pranzo, almeno due volte più grande di quanto realmente sia? (…)
La visione dello specchio è per loro immensamente importante, perché carica la loro vitalità; stimola il loro sistema nervoso. Se gliela togliete, l’uomo può morire, come il cocainomane privato della droga”.

Così, per non morire, gli uomini ammazzano le donne che girano lo specchio
dall’altra parte (ho scritto tempo fa). Mi correggo, lo fanno anche se glielo tieni davanti alla faccia perché si spaventano di quello che vedono.
cristina zanetti

 

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