Copertina misogina di una prestigiosa rivista letteraria

Granta è la più prestigiosa rivista letteraria del mondo. Fondata nel 1889, alla fine degli anni ‘70 ha visto l’inizio di una nuova ascesa pubblicando grandi firme e riuscendo a scovare il talento di autori esordienti come Sylvia Plath, Bukowski o Carver. Negli anni sulle sue pagine hanno scritto da Paul Auster a Martin Amis, da Susan Sontag a un giovane Salman Rushdie, che hanno contribuito a tener fede al motto the Magazine of New Writing. Granta è il riferimento di eccellenza per le attività di scouting del mondo letterario, e pubblica contributi dei più grandi scrittori internazionali, chiamati a riflettere di volta in volta su un tema preciso. Così recita la presentazione della Scuola Holden di Torino, che ha ospitato un corso di John Freeman, l’editor americano di Granta Magazine.
Il numero 2 dell’edizione italiana si intitola “Sesso”. Si legge sul sito di Granta Italia: “Raccontare il sesso – sentimentale o scabroso, cerebrale o istintivo, nudo o vestito  – significa parlare d’amore e di violenza, di famiglia e di desiderio, di sogni e di perversioni”. Ma le sorprese non finiscono qui. Come riassumere in un solo colpo d’occhio questa pletora di significati? E riuscire allo stesso tempo a declassare contenuti e scritti di alto livello? Ci prova, e ci riesce, la copertina, con quella raffinata allusione anatomica. Se proprio la volete vedere cliccate su “Leggi tutto”. Si è nascosta qui sotto dalla vergogna.
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Le parole sono la parte del silenzio che può essere espressa

Ho letto il secondo romanzo autobiografico, dopo “Non ci sono solo le arance” del 1994, di Jeanette Winterson intitolato “Perché essere felice quando puoi essere normale?”. Questa domanda, che è tutta un programma, le veniva posta dalla madre adottiva, la terribile, fanatica, anaffettiva Mrs Winterson. Dice Jeanette a un certo punto: “Io avevo bisogno delle parole perché le famiglie infelici sono cospirazioni di silenzio. Chi rompe il silenzio non viene mai perdonato. Lui/lei deve imparare a perdonarsi”.
In questo mese di aprile sto tentando di non affogare intorno alla boa (capitolo) numero 30 del mio secondo romanzo, che ne prevede almeno altri cinque o sei. E ancora una volta le considerazioni di Jeanette Winterson sulla scrittura confermano la mia incessante sensazione che il lavoro più grande consista nel decidere cosa dire e cosa passare sotto silenzio e che in fondo il vero romanzo sia quello non scritto.

“La verità è molto complessa per tutti. Per uno scrittore le omissioni rivelano tanto quanto le cose dette. Che cosa si cela oltre il margine del testo? Sono tante le cose che non riusciamo a dire perché sono troppo dolorose. Ci auguriamo che le cose che riusciamo a dire attenuino la sofferenza del non detto o in qualche modo la plachino.
Le storie sono una forma di compensazione. Il mondo è ingiusto, iniquo, inconoscibile, incontrollabile. Nel raccontare una storia esercitiamo il controllo, ma lasciamo uno squarcio, un’apertura. È una versione possibile, non è mai la definitiva. E forse speriamo che i silenzi vengano ascoltati da qualcun altro, e che la storia possa continuare, possa essere riraccontata. Quando scriviamo offriamo una storia e un silenzio.
Le parole sono la parte del silenzio che può essere espressa”.

Jeanette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?, 2012

 

 

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Trovata per strada. Ceci n’est pas une voiture… c’est un art de vivre

Mitica 2 Cavalli sorpresa per strada

Questa non è un'auto... è un modo di vivere

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Giornata mondiale della poesia. Viola, c’è uno scherzo per te

21 marzo 2012. In occasione della Giornata mondiale della poesia voglio salutare Viola Shkembi, una giovane poeta albanese residente in Italia. Ho conosciuto Viola a Milano e da allora siamo rimaste in contatto epistolare, se così si può dire nell’era delle comunicazioni elettroniche. Tempo fa’ le avevo chiesto di scegliere una delle sue poesie da pubblicare su Geysir. Mi inviò Ti sei dimenticata del nespolo coreano. Oggi invece, seguendo un impulso “minimal-impressionista” e senza consultarmi con l’autrice, pesco dalla sua raccolta due brevi composizioni, In mezzo al vento e Valencia.
Cara Viola, so che sei una donna di “spirito”.

In  mezzo al vento
A volte penso agli alberi
che non li  abbraccia nessuno…

 Valencia
Qui le strade sono ampie.
Le arance cadono dagli alberi
e rimangono per terra
come tanti soli intramontabili
in un letto di polvere.

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Le indentità multiple di Cindy Sherman. Capire in anticipo

Performance del 1976.

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